king Pakal


King Pakal, Opera dedicata ad uno dei più famosi Re Maya, al suo tempio di Palenque e soprattutto alla “controversa” lastra del suo sarcofago divenuta nota come… “l’astronauta di Palenque”.

Il maggiore dei progetti di Re Pakal fu la costruzione del suo mausoleo, il cosiddetto Tempio delle Iscrizioni. Questa piramide contiene la celebre cripta con l’ancor più famosa lapide sepolcrale, che venne terminata simultaneamente alla costruzione della piramide, dato che a posteriori non sarebbe stato possibile inserire né il sarcofago, né la lapide che lo copre. Le pareti della camera sepolcrale sono decorate da una processione di figure simboleggianti i grandi antenati di K’inich Janaab’ Pakal. La piramide è sormontata da un tempio contenente tre pannelli coperti di iscrizioni, ai quali l’edificio deve il suo nome attuale.

Nel Giugno del 1952, Ruz Lhuillier stava lavorando a dei restauri nel Tempio delle Iscrizioni presso Palenque. Si tratta di un importante sito archeologico situato nello stato di Chiapas, in Messico, vicino al fiume Usumacinta. E’ un sito di medie dimensioni ma, nonostante questo, contiene alcune delle più belle opere architettoniche e scultorie create dalla civiltà Maya. Casualmente Lhuillier si imbattè in una lastra del pavimento munita di alcuni fori. L’uomo vide che la lastra si sollevava e scoprì un passaggio segreto che conduceva ad una piccola cripta situata nel cuore della piramide a diciotto metri di profondità. All’interno della cripta vi era una tomba coperta da una colossale lastra di pietra da cinque tonnellate. Secondo le iscrizioni, in quel luogo era sepolto colui chiamato halac uinic, che significa ‘vero uomo’.
Il sarcofago conservava i resti di un uomo dal volto coperto da una maschera di giada, le cui caratteristiche differivano dalla media e dalle usanze della popolazione, con i suoi 173 centimetri di altezza (20 cm in più della media) e per la forma “normale” del cranio invece di essere “allungato” come si conveniva ai nobili di quel popolo. Il monarca Pacal, l’uomo sotto la maschera di giada, sembrava essere stato un uomo robusto, tra i 40 e i 50 anni. I suoi denti, sebbene dipinti di rosso, erano normali, e non erano né appuntiti né adornati, cosa inusuale per un maya adulto di alto rango.

Ma la cosa più sorprendente è la scultura in altorilievo che adornava la lastra tombale, oggi conosciuta col nome di “Astronauta di Palenque”.


Il re Pakal viene infatti ritratto all’interno di quella che potrebbe sembrare una capsula spaziale, intento a tirare leve e pigiare bottoni. Nella parte posteriore della rappresentazione vi è una struttura che qualcuno ha identificato come un motore, dalla quale si diramano fiamme. La notizia fece scalpore e, verso la fine degli anni 60, la questione venne trattata dallo scrittore svizzero Erich Von Däniken nel suo libro Ricordi del Futuro e anche in Italia da Peter Kolosimo. L’interpretazione dello scrittore si basa sul fatto che i Maya siano stati visitati da una razza aliena di cui ormai si è perso il ricordo. In ogni caso, ancora una volta, abbiamo la testimonianza di una rappresentazione di qualcosa che l’uomo di quei tempi non avrebbe mai potuto creare con i propri mezzi.

OPERA:
misure 100 x 60 cm
materiale: EPS inciso a caldo, smaltato e lucidato

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